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E se avessimo un secondo cervello nella pancia?

Molte volte sento dire dalle persone che incontro in studio di soffrire di sintomi di tipo gastrointestinale, che apparentemente sembrerebbero esulare l’ambito psichico. Alla domanda fatidica “per caso soffre di mal di pancia o allo stomaco, come la gastrite ad esempio?” nella maggior parte dei casi la risposta è “si, spesso, ormai da molto tempo, e non so più che fare”. Anche tu sei tra queste persone? Ormai hai fatto tutte le visite da tanti specialisti e provato tutti i farmaci da banco. Ogni volta che dico: “forse è dovuto a un periodo di particolare tensione?”, vedo sguardi smarriti, increduli. Purtroppo questo tipo di sintomi sono molto frequenti in situazioni di forte stress, a maggior ragione quando questo è prolungato nel tempo. Problemi al lavoro o nelle relazioni personali mettono a dura prova i nostri due cervelli. Perché due? Perché la natura ci ha dotato di ben due centri nervosi, che dialogano costantemente tra loto: il cervello e l’intestino. Già, come probabilmente sai, il nostro intestino è ricco di cellule nervose che come delle impiegate stacanoviste ricevono e inviano segnali al cervello. Morale della favola? Tendiamo a trasferire e “sfogare” lo stress nell’apparato digerente. Attenzione, ciò non significa che tutti i casi possano essere attribuibili a cause psicologiche. Per prima cosa è bene contattare il proprio medico curante ed eventualmente approfondire con una visita specialistica, se questa non mostra problematiche di origine organica, possiamo ipotizzare che le cause siano da attribuire a quel costante dialogo tra i nostri cervelli. Allora che possiamo fare?

Molte volte sento dire dalle persone che incontro in studio di soffrire di sintomi di tipo gastrointestinale, che apparentemente sembrerebbero esulare l’ambito psichico. Alla domanda fatidica “per caso soffre di mal di pancia o allo stomaco, come la gastrite ad esempio?” nella maggior parte dei casi la risposta è “si, spesso, ormai da molto tempo, e non so più che fare”. Anche tu sei tra queste persone? Ormai hai fatto tutte le visite da tanti specialisti e provato tutti i farmaci da banco. Ogni volta che dico: “forse è dovuto a un periodo di particolare tensione?”, vedo sguardi smarriti, increduli. Purtroppo questo tipo di sintomi sono molto frequenti in situazioni di forte stress, a maggior ragione quando questo è prolungato nel tempo. Problemi al lavoro o nelle relazioni personali mettono a dura prova i nostri due cervelli. Perché due? Perché la natura ci ha dotato di ben due centri nervosi, che dialogano costantemente tra loto: il cervello e l’intestino. Già, come probabilmente sai, il nostro intestino è ricco di cellule nervose che come delle impiegate stacanoviste ricevono e inviano segnali al cervello. Morale della favola? Tendiamo a trasferire e “sfogare” lo stress nell’apparato digerente. Attenzione, ciò non significa che tutti i casi possano essere attribuibili a cause psicologiche. Per prima cosa è bene contattare il proprio medico curante ed eventualmente approfondire con una visita specialistica, se questa non mostra problematiche di origine organica, possiamo ipotizzare che le cause siano da attribuire a quel costante dialogo tra i nostri cervelli. Allora che possiamo fare?

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Disturbi alimentari

“Non è proprio fame… è più voglia di qualcosa di buono…”

Alzi la mano chi si ricorda di questa frase, che per molti anni ha accompagnato la pubblicità di un famoso cioccolatino. Sicuramente gli addetti ai lavori avevano ben presente il concetto di “fame emotiva”, e noi ci siamo cascati- tutti! Hanno trovato uno slogan che colpisce in pieno il nostro cervello, proprio là dove la percezione della fame nasce e si alimenta. E da lì la voglia irrefrenabile di qualcosa di dolce. Il problema è che questa fame non ha nulla di fisico, non ha come obiettivo quello di sfamarci, ma solo quello di appagare un piacere temporaneo. Quante volte ti capita di aprire la dispensa e fare piazza pulita di schifezze varie? Proprio come nelle dipendenze da sostanze, il cibo ti chiama, sei letteralmente sotto il suo controllo. Mentre mangi, una sensazione di piacere ti travolge, ma attenzione, dura molto poco! E’ proprio questo tipo di fame ad essere alla base delle abbuffate, che se fatte ogni tanto non sono un problema. La situazione degenera invece quando le abbuffate diventano frequenti e vanno ad influenzare negativamente il nostro stato di salute. Impariamo a riconoscere questo nemico invisibile, la fame emotiva:

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Depressione

Giudizi Universali

Come affrontare i sensi di colpa?

Una celebre frase di Sir Walter Scott recita così: “Il processo si svolge con rapidità quando il giudice ha già fissato la sentenza”. Questo, aggiungo io, avviene ancora più in fretta quando giudice e imputato sono la stessa persona, noi! Quante volte ci capita di indossare i panni del giudice severo, rigido, inflessibile, verso noi stessi? Quante volte il senso di colpa ci imprigiona in una gabbia mentale, ci mette alla sbarra e ci processa senza diritto di appello? Nessun avvocato che tenga, neanche il più brillante del foro, potrà salvarci da quella condanna. In fondo non ne abbiamo diritto, gli altri forse sì, ma noi no, non ce lo meritiamo. Le nostre colpe sorpassano i limiti del perdono e della pietà umana. Forse neanche Dio, nel momento del giudizio universale, potrebbe perdonarci. E se non lo fa lui, che diritto ho di farlo io? 

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Ansia e dintorni

Nessuno è perfetto

Il difficile legame tra ansia e perfezionismo

Ritieni di avere delle aspettative molto elevate e degli standard severi verso te stesso e gli altri? Bene, probabilmente sei un perfezionista, qualità spesso di grande aiuto nel raggiungimento di obiettivi sia scolastici che lavorativi. Ma a volte si possono avere degli standard di comportamento e aspettative che sono molto difficili, se non impossibili da soddisfare. Ciò può provocare grande senso di frustrazione e influenzare negativamente la nostra vita, sia nel lavoro che nelle relazioni, fino a trasformarsi in un vero e proprio disturbo psicologico. Frequentemente infatti riscontriamo il perfezionismo all’interno di depressione, disturbi d’ansia e del comportamento alimentare, situazioni che, se non affrontate, possono sfociare in gravi quadri psicopatologici.

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Relazioni

Tra moglie e marito non mettere….la pandemia!

In questi giorni larga attenzione viene data al problema della convivenza forzata tra le quattro mura domestiche. Ma quanto è difficile? Come nel più avvincente dei documentari il branco inizia a mostrare i primi segnali di squilibrio: ci ritroviamo mariti che, non potendo neanche contare sullo sport, sono alle prese con le pulizie più profonde e inimmaginabili dello scantinato. E se ci sono dei figli in casa l’avventura diventa estrema: la mamma alza bandiera bianca e lascia che i figli facciano i lavoretti usando i muri al posto dei fogli. Su chi ricade tutto questo? Ovviamente noi donne ne usciamo distrutte, è una battaglia senza vincitori.